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Francesco Ruggiero
Ti ho chiamata per dire solo porcate e poi vengo a lezione per scrutare l'effetto che fa mentre parli, dell'emigrazione sciita in Iran. Le tue parole si spalmano addosso come gocce di cera come gommalacca come cielo invadente. Ed ho scritto anche una poesia in urdu. Tradotta suona a strappi, come un pezzo funky suonato senza entusiasmo; te la leggerò una di queste sere se smetti di piangere.
Adesso però lascia che ascolti la tua voce sovrannaturale e celeste come i jingles d'avvio del sistema operativo della microsoft. Adesso però lascia che l'atmosfera ti si modelli addosso come stampo di una statua di carne viva.
Poi io stasera vado in corso Giulio, angolo via Micca, aspetto che si facciano le nove così parliamo un po'. Mi sono innamorato senza averne alcuna responsabilità; d'altronde non si ferma il vento con le mani e da quando ho scoperto DeLillo sono più coraggioso. La differenza d'età non mi pare un problema e questa non è una fase wertheriana della mia vita, questo è il punto d'incontro tra la cioccolata e lo zucchero sul fondo della tazza.
Io ti chiamo sempre da questa cabina telefonica perché tu hai un Siemens C25; allora ti compare sul display la scritta xxx che è anche l'etichetta di alcuni films porno. Non è un episodico numero anonimo, sono che ti chiamo per dire solo porcate. Tu a volte piangi ed io giuro che ti succhierei tutte le lacrime secrete come bolle di sapone, e non farebbero in tempo a raggiungere la prima ruga che le annacquerei con la mia saliva.
E non pregarmi di smettere, non posso certo aspettare l'appello d'ottobre per parlare da solo con te e non posso neanche reiterare il tuo esame all'infinito, ma posso chiamarti all'infinito e dirti che farei che farei ti farei un cappottino di sborra.
ricordo da piccolino non erano ancora stati inventati i rollerblades un poster una cabina telefonica una ragazza aveva una maglietta e con la destra nonchalante la sollevava un po' e si vedevano le natiche a mandolino e si capiva che non aveva le mutandine mentre desideravo che si voltasse per farmi vedere anche il resto ma continuavo a chiedermi come potesse una ragazza entrare in una cabina telefonica era rossa inglese ora ricordo con i pattini e per di più mezza nuda…
una cabina rossa colore tiepido mi accarezzavo le palle piene di amore per mia sorella e mi chiedevo perché nei film americani spesso i cattivi si fanno richiamare a una cabina per non farsi beccare e qui non si può ora vado a chiederlo a mia sorella vado di là e me la scopo…
l'altra sera sì nello spazio proprio lì c'era mia sorella e Francesco era sotto di lei la verità la verità è che lei stava sopra quindi non era stupro era amore ecco perché lui ghignava e sollevava il suo doppio sopracciglio luccicavano i suoi occhietti diabolici di lussuria era amore era orgasmo? la prendevo per mano e fuggivamo ma tre cani ci beccavano tre cani cinesi da un ristorante cinese con uscita sul retro c'erano vapori di frittura primaverile e mi inchiodavano a terra con le fauci sulla giugulare e lei non si fermava solo rimproveri e umiliazione mentre scena seguente spalle al muro alle pareti del vicolo si parlava come adolescenti e Alan quel bastardo di Alan negava tutto…
racconto tutto questo perché stanotte si è concluso il dramma questa notte ho ucciso mia sorella scambiandola per un ladro con un posacenere in testa lei era più grassa più acerba come quando aveva 13 o 14 anni ora non so cosa significhi tutto questo né tantomeno la cabina telefonica rossa…
devo parlarne con il dottor Luci e il dottor Zeno hanno promesso di curarmi anche se uno di loro non dirò chi è un satanista mentre il dottor Ruggiero non prenderà parte al colloquio è coinvolto conflitto di interessi e di organi sessuali inoltre Ade mi somiglia molto dicono siamo fratelli infatti ora lo chiamo e fisso un appuntamento
Un tizio qualche tempo fa mi ha detto che è per colpa di Cossiga che non puoi più farti chiamare sul numero di una cabina qualunque. Leggi contro il terrorismo e cose del genere, anni di piombo brigate rosse Aldo Moro, che se ci pensi adesso fa quasi ridere, l'idea di fermare le bombe e gli aerei di cartone che esplodono via etere, l'idea di creare problemi a degli assassini bloccando il telefono pubblico di via Michele Coppino. Anche se, in realtà, non è che mi faccia proprio sghignare. Voglio dire, ora, in questo momento. Se chiamasse qualcuno, una voce qualsiasi, un uomo o una vecchia, magari qualche bambino stronzo che si diverte a fare scherzi sparando numeri a caso, così. Io, sì, io sarei prontissimo, ci scometto l'anima, senza esitare prenderei in mano la cornetta, così, ecco e direi: "Sì, sono io, dimmi.", come in certi film americani. Mi sentirei più al sicuro con una voce dentro, anche se è una cazzata, lo so, una voce non ti salva la vita neanche nelle favolette. Comunque niente, niente di niente, ma neanche una macchina in giro o un faro in lontananza o una bici del cazzo, tutto solo, qui, col freddo porco addosso e le scarpe bagnate pioggia vacca e insomma sono pure le tre e mezza del mattino.
Qui, come un pirla, ad aspettare. Mentre Gabu e Osmo e Follina magari se la godono da qualche parte prendendomi per il culo, ecco. Da non crederci. La solita figura da sfigato nerd. Sta' fermo dove sei, eh ?, non ti muovere per nessun cristo di motivo, la situazione è tesa, hai capito ?, roba da lasciarci le piume, non so se mi spiego, ha detto Follina, quel porco tarro che chissà perché continuo a dargli retta. Noi facciamo il giro di perlustrazione attorno all'isolato, tu sei la sentinella, una specie di gioco, ecco, come quando eravamo bambini e c'erano le guardie e i ladri e bisognava stare attenti attentissimi solo che ora si gioca a sangue e devi tenere a portata di mano il coltello, se arrivano quei figli di vacca urla forte e pianta più colpi che puoi, urla forte che noi arriviamo di corsa, così mi ha detto Follina il tarro, fai la sentinella e l'assassino, non è questione di essere guardie o ladri, qui, ma solo morti di fame pieni di odio da smaltire a calci e coltellate di ruggine. Contro altri morti da fame con lo stesso vizio.
Ma è passata un'ora, ormai, un'ora con Gabu e Osmo e Follina spariti ingoiati dagli angoli zozzi dei palazzi senza fine che circondano tutto. Noi torniamo fra venti minuti al massimo, il tempo di cercare bene...
Magari è davvero una presa per il culo quei tre laidi sono in qualche angolo in là, seduti a terra rollando canne a profusione, e ridono di me.
Qui dentro, nella cabina rossa, l'unica cosa illuminata del mondo perché l'ultimo lampione dell'isolato l'hanno sfasciato qualche giorno fa a bottigliate, qui dentro fa meno freddo, mi sembra. Ho le mani gelide. E anche la faccia. E i piedi, zuppi. Ho gelido tutto, ecco, anche l'uccello, se è per questo.
Mi sembra di sentir delle voci. Non sono lontane, cento metri, forse qualcosa di più. I tre coglioni, eccoli che tornano, vedo le loro ombre stronze, questa volta mi sentono. Si avvicinano. Conto, fra il buio spesso conto cercando di distinguere i loro corpi, eccone uno e un altro, lì, mi sembra, avanzano decisi sui loro anfibi nazisti, convinti come degli dèi, uno e un altro e non ci vedo bene, appaiono e scompaiono, sembrano fantasmi, uno, due, tre, poi un altro e un altro ancora e altri due dietro, eccoli, ora, venti trenta metri da qui, cazzocazzo, Follina un paio di palle, questi sono gli altri, merda puttana!, e sono un casino, mica due stronzi così, ci sono tutti, la banda al completo, e mi hanno visto, sicuro, l'unico scemo suicida nell'unico posto illuminato del mondo, una telephone box telecom bara.
Manca poco. Se il telefono squillasse per davvero, ecco, ora, adesso, se squillasse così all'improvviso sarei pronto terribilmente pronto a rispondere: "Sì, sono io. Dimmi.", e magari, dall'altra parte sentirei un Follina ghignante biascicare: "Ma dimmi cosa, coglione ?! Era tutto uno scherzo, ti sei cagato sotto, eh?!", e io gli urlerei di andare a farsi fottere, qui non si è cagato sotto nessuno, stronzo, proprio nessuno nessuno nessuno ! e tirerei un calcio forte sulla porta a vetro pieghevole per fargli sentire l'incazzatura che mi rode, ma sarei lì lì per ridere anch'io, lo so, perché a sentirsi salvi c'è solo da ridere come vorrei io ora adesso.
Questa truppa di nazi che si avvicina. Avranno spranghe e coltelli, io ho in tasca qualcosa che assomiglia più a un temperino anni Cinquanta. Io che non ho mai neanche tirato un cazzotto. Figurarsi ferire a morte qualcuno. Dovrei correre. Ma mi raggiungerebbero in un attimo, ho le gambe che tremano.
Vaffanculo a Follina a Osmo e a Gabu quei tarri! E in culo anche a Cossiga!
Li conto di nuovo i nazi. Ora li vedo bene, la luce telecom illumina tutti i loro nove volti incazzati.
All'improvviso uno dice:
"Sei della banda di Follina, tu?"
Tremo ancora un po', respiro forte, forte, riempio i polmoni all'infinito; poi rispondo, attento, preciso, pronto:
"Sono io, sì. Dimmi."
senza titolo
Calgaco [medio] Nuragico
Il sole ha schiaffato il cielo in un forno di luce.
Strada dritta taglia un oceano di fango giallo. Ci striscia uno straccio di polvere e il suo ripieno di carne secca. Mangia merda fritta. Quando si è svegliato ha arato col naso fino a sbattersi in una ciotola di merda fritta, l'ha divorata e l'ha riempita con cinque stronzi.
Ha continuato così, ciotola dopo ciotola sino ad ora.
Sbatte su una superficie verticale. Una cabina del telefono.
Alzò gli occhi. Si chiese chi aveva cagato la prima ciotola. Forse qualcuno lo precedeva.
- Perché mangio merda fritta?
Messaggio sul display: "Per sapere perché mangi merda fritta chiama il numero".
Compose il numero. Al primo squillo sentì un terremoto rigargli il corpo. Per un istante vide il fango mutare in paesaggi, luoghi e persone. Fece per uscire ma era tempo di sbriciolarsi al suolo.
Il suo cellulare musichettò idiozie sinché la cabina sputò via la scheda.
BIP-BIP-BIP-BIBIP
ciiiaoo... buu ona nnnotte
ciao ci vediamo domani
la strada era particolarmente ruvida quella sera; mentre gli occhi gli si chiudevano rossi di vino
le mani scucite frugavano ancora nella tasche tremanti,
qualche cazzo di soldo, porca puttana ma vaffanculo dio porco
pensa se non ci fosse la gravità; così poof da un momento all'altro ma ti immagini... che ridere, cazzo che cazzata, che puttanata... milioni di cabine del telefono in giro per il cosmo... AH-AH-AH-AH-AH-AH
solo un leggero rivolo cadeva dolce sulle gambe e macchiava appena i pantaloni per altro già sporchi.
basta ti prego
qualcosa aveva trovato, sì qualcosa c'era in quelle tasche scucite
non era stato facile attraversare BIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIB e dài vecchio levati dai coglioni hai rotto il cazzo dai muoviti
hai visto quello dev'essere ubriaco
ah eccolo qui
la cabina era tranquilla adesso, solo qualche schizzo qua e la, lei era immobile, ma di che si voleva lamentare, niente di male, solo ora ce l'aveva un po' più larga
chissà forse un calice per una figa, boh?? intanto lo divertiva averla lì: si sentiva così sicuro di sé,
un taglierino in tasca e una figa intorno al cazzo.