: dei feti defecati

è stato l'altro giorno. Passeggiavo sul mio letto con ampie falcate, le lenzuola stendevano di rosso i tetti in mosaici improvvisati, correvano lì accanto languide, ombre di grigio tra i sonni del cemento. Dietro. E' stato allora. Una bambina riccioluta mi batte su una natica. E' stato proprio in quel momento. Me la sono mangiata. Sgranocchiare quel po' di carne tenera con le ossicine fragili, ancora lo sento il fragore che scuote di crocchi la mia scatola cranica. Che i lombrichi e quel po' di scarafaggi mi perdonino. Il retto ha cominciato a gonfiarsi tra urla fradice e carne lacerata. Mescolava di agonia gli occhi azzurri con sogni di buio. Piano tra gli sforzi ne uscivano pozze dense. La puzza di merda aveva allontanato i corvi in stormi gracchianti. Quel poco che ne rimaneva si stendeva sparso, in schizzi emorroici, lì sotto. Nero. Spargeva caotiche congetture sul destino, stese sull'osseo bianco dei corpi.


: dei Pascaliani

la caduta dei corpi nel vuoto con l'idea di presa male passata è ormai di moda, come culto del martirio. le follie delle roulette tali non sono viste da diversa angolazione, meglio è non star male ed osservare, di moltissimo è di meglio usar calcolatrice Non ci crede catechesi da obitorio, puzza da risultati, e chi fa l'elemosina, ed i finti belli che la morte temono.

se si prova a contare i passi si finisce che le piume ti circondano il ventre e gli squarci ti passano sul viso inebriato dai raggi di tal stella mezzonana contorsionendo il vestaglio di pietra che smazza clave legnose negli occhi sul buio che già si fa, già, il pestare asserisce movimenti inattesi arcadici di scarafaggi spappolati sviscerati scorazzati ne è piena la via che ora scricchiola il sommovimento giambico. non ci crede il cartepezziere implume provando sentieri eterei si libra in post caduta che per la blatta è lo stesso e stare attenti non basta a provvedere di poche responsabilità ma si esauriscono le piume già assenti e il ventesimo che di secolo sta al piano spoltiglia polpettoni di cicatrici pestanti esoschelotrici figuri ritorti.


: dei mari molestati

anche mentre ti suonano il citofono d'inverno la luce del telegiornale esce e invade la fotosintesi dei gerani sul balcone in uno scontro di questo secolo contro il sole allora è sera prime time il battito dei canali risponde al vicino che dice Non senti c'è il casino in giardino degli ultimi scalini di corsa come se si va a scopare e giù l'asfalto sulle sponde è salato dal terrazzo si suicida l'onda più alta del mar Tirreno slacciandosi in alghe e pirati delle costa Brava, schiumando sushi sul marciapiede, dopo avere eroso le coste vicino Lerici fatto correre carezze a ripararsi in centro, l'onda mondo sfinita da questa malattia dei pirati e dei volatili che si innamorano lirici planando kamikaze per sveltine coi pesci, sul marciapiede si raccoglievano sirene crude e si organizzavano discorsi nella lingua degli scampi per convincere l'onda che il mare senza è più solo che non è più un mare della dieta mediterranea delle repubbliche marinare e neanche il ponte sullo stretto si farebbe fatto senza, di pensarci agli scogli che lo avrebbero atteso per anni lasciandosi andare senza un brivido di diciottenni ingorde di sperma e di spigola ma io me ne fotto e torno presto sù che in spiaggia a Ibiza su Mtv c'è un giorno normale e un top azzurro in candeggina che fa il cielo all'altezza delle tette dove io nuvolerei felice tra tutte queste blonde teen proprio facili.


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