concepito in un macello, venuto alla luce passando attraverso lame di inox l'acciaio. mi battezza una pressa omologandomi in formato standard diametro 4,5 spessore cm 1. compresso e sudato in involucro di plastica alimentare, e poi il gelo. in una cella frigorifera ogni liquido vitale solidificato in coma profondo. paralisi a quattro gradi sottozero. apnea per mancanza di polmoni. apatia per assiderazione coatta. circondato da prodotti compiaciuti del proprio marchio registrato, impettiti nella loro confezione autoillustrativa. si godono la loro statica esposizione in vetrina. non sanno che finiremo comprati. che finiremo consumati senza mai avere sentito l'odore della nostra carne. senza essere mai stati vivi, macinati, triturati ma a temperatura ambiente. e trovarsi a pensare che l'unica, ultima speranza per vedere il colore del mio sangue è una notte di disgelo post black-out nazionale.
Vorrei denunciare pubblicamente il caso di un buon numero di animali in via di extinzione finiti in un giro di lavanderie clandestine rivenduti per farne centurine di castità ceduti in cambio di una barretta di plutonio sugar free scherzati et humiliati a manetta privati della giusta igiene orale. Rimpiccioliti con detersivi per trasformare i capi della mamma in quelli di Puffetta ora si ritrovano sulle magliette e meditano di entrare nel partito di Follini. Tali animali, non hanno bisogno di presentazioni: sono i coccodrilli Lacoste. Per aiutarli potete fare un versamento sul ccp Numero 0000778342 intestato a "Ristorante La Costina, menù prezzo fisso 12 euro bevande escluse".
questo spingere dentro e fuori la nostra bocca: bocche di fiche. Anche noi abbiamo un cuore: a forma di G, ma costrette a subire vomitanti ormoni e sperma di uomini inopportuni. L'ultima volta usai le croste che Egli mi lasciava dentro lavorando di rabbia e tempo. Certo, benché ci fosse scritto a chiare lettere che poteva lavarmi sotto acqua corrente, Egli mi ributtava nella polvere di qualche muro dopo avermi ferito agli occhi con i suoi peli ispidi e tesi. C'è stato un tempo in cui almeno mi accarezzava ruvido prima di afferrarmi la nuca e spingermi in gola il suo Cazzo duro e salato che sapeva di muschio e barbabietola. Lo avrebbe salvato se solo avesse usato nei miei confronti un minimo di delicatezza. Non pretendevo mica che mi esentasse dal compito per cui mi avevano fatto. Ho lavorato di tempo e attese sbiancata dalla luce, accecata dal viola, limando le croste che mi lasciava in gola, le ho rese dure e acuminate immersa nel buio respirando polvere, tappandomi il naso. L'ultima volta che mi ha soffocato l'ho tranciato di netto restituendogli i suoi ormoni scaduti e il suo liquido pallido si è fatto sangue scoprendo vene, nervi, tranci di pelle. Ho sputato il resto prima che mi cospargesse di alcol e mi desse fuoco. Prima di trovarmi in questo luogo che odora di buio, dove mi trovo ora.
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