Il sonno della ragione genera
Gente guasta a Disneyland
Quello che si conosce del latino volgare basta e avanza perché almeno due delle
sue caratteristiche ci lascino sbalorditi.
Una è l'incredibile semplificazione del meccanismo grammaticale in confronto al
latino classico. La generosa complessità indoeuropea, che conservava il linguaggio
delle classi superiori, fu soppiantata da una parlata plebea, dal funzionamento
molto facile, ma al tempo stesso, o per la medesima ragione, pesantemente meccanico,
quasi materiale; grammatica balbettante e perifrastica, fatta di abbozzi e giravolte,
come quella dei bambini. È una lingua senza luce né calore, senza limpidezza e
senza ardori d'animo, una lingua triste che avanza a tentoni. I vocaboli sembrano
vecchie monete di rame, sudice, che hanno perso la loro tornitura, come esauste
dal tanto rotolare nelle taverne mediterranee. Che vita svuotata di sé, desolata,
condannata a un'eterna quotidianità, s'indovina dietro questo arido manufatto
linguistico.
L'altro suo carattere terrificante è l'omogeneità. Il torso della lingua era comune
e identico malgrado le distanze, le difficoltà della comunicazione e il fatto
che nessuna letteratura contribuiva a fissare tale identità.
Il latino volgare giace negli archivi come qualcosa di impietrito, raccapricciante
testimonianza del fatto che una volta la storia agonizzò sotto l'impero omogeneo
della volgarità.
La storia si ripete.
Solo perché non riesco ad abbracciare in uno sguardo tutto ciò che mi circonda,
posso scegliere così tra tanti oggetti quelli che mi piace contemplare. Non
è così per l'essere onnipotente ed eterno il cui occhio abbraccia necessariamente
l'insieme delle cose vede distintamente il genere umano ed ogni singolo individuo.
Gente guasta a Disneyland I
Gente guasta a Disneyland II
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