Tiziano Scarpa su “Questa volta mi sono informato bene, a Fenegrò è mercoledì”
Garboclima
Dopo Guccini, Vecchioni, De Andrè, Ligabue, Paolo Conte, Nick Cave, Patti
Pravo, Enzo Bettiza, il rock torna al romanzo con Questa volta mi sono
informato bene, a Fenegrò è mercoledì di Garbo.
Mirella Appiotti, "Tuttolibri"
Questi giovani scrittori d'oggidì dovrebbero pensare meno alle balere e al
"folk" e studiare di più il Fogazzaro.
Carlo Bo, "Gente"
Il romanzo di Garbo non è né omosessuale né cattolico, pertanto è
letterariamente nullo.
Fulvio Panzeri, "L'Avvenire"
Ma (tuttavia) le storie (i romanzi) dovrebbero (potrebbero) raccontare
(narrare) una trama (un intreccio) dall'inizio (dal principio) alla fine (al
termine), e così (e allo stesso modo) poteva fare (doveva fare) Garbo
(Gentilezza).
Angelo Guglielmi, "L'Espresso"
Riportate in libreria Destroy, fatevi restituire quelle benedette
ventimila e prendete Questa volta mi sono informato bene, a Fenegrò è
Mercoledì.
Alessandro Baricco, "la Repubblica"
E tale sommessa, quasi sottratta garbianità di dettato delimita
puntigliosamente la propria negazione nel perentorio svuotamento della
dimensione assertiva della scrittura, transustanziandovisi.
Ermanno Paccagnini, "Il Sole 24 Ore"
Diciamolo. Anche i grandi sbagliano. Alla grande. Grandiosamente. Ho riletto l'Italienische
Reise. Di Johann Wolfgang Goethe. Nell'edizione del 1828. Edita a Borussia Moenchengladbach.
A pagina 45, settima riga...
Beniamino Placido, "la Repubblica"
Diciamolo. Anche i grandi editori sbagliano. Alla grande. Grandiosamente.
Refusi. Grandi come una casa. Ho letto l'ultimo libro di Cesare Garboli.
Edizioni Adelphi. Quelle di Nietzsche. Karl Kraus. Thomas Bernhard. Piero
Meldini. Il titolo. Questa volta mi sono informato bene, a Fenegrò è
mercoledì. Raffinata allusione. A un verso di Marino Moretti. Peccato che
proprio in copertina. L'autore. Non venga chiamato Garboli. Bensì Garbo. Dove.
Andremo. A. Finire.
Roberto Cotroneo, "L'Espresso"
Se non leggete neanche un libro all'anno, almeno date un'occhiata alla
copertina di questo.
Gianni Riotta, "IoDonna"
Le pagine garbiane trascolorano la dolente fugacità di un tepore che disarma le
speranze più feroci per ricondurci mano nella mano in un cammino disseminato di
baluginii e confidenze. Sì, qui siamo davvero a casa, al calduccio.
Lorenzo Mondo, "Tuttolibri"
Mentre tutti si stracciano le vesti, o gridano al capolavoro, solo io mi
accorgo che, nel terzo capitolo, il barman dà il resto sbagliato, e dunque,
questo romanzo della sregolatezza, tanto esaltato dalla sinistra, è, in realtà,
il romanzo della malafede.
Franco Cordelli, "Corriere della Sera"
Nessuno ci aveva ancora raccontato la schifezza, la piccineria, l'arroganza, il
cinismo, l'arraffa-arraffa, il basta-che-se-magna, l'ipocrisia, lo sfacelo, lo
svacco, lo sbrago, il menefreghismo, il sopruso, l'abuso, la volgarità, la
merdosità di questi nostri anni come fa Garbo in un romanzo che ci restituisce
tutta la claustrofobia di un'Italietta asfittica, cachettica, sofistica,
abulica, untuosa, sciantosa, brufolosa, tignosa...
Goffredo Fofi, "l'Unità"
Ringaglioffito da una sciaguattante afa agostana, m'imbattei in codesta
meritoria pubblicazioni.
Massimo Onofri, "Diario"
Sfacciato e pudico, elementare e complesso, svagato e pensieroso, questo
romanzo attraversa in punta di piedi le istanze morali del nostro panormana
letterario.
Filippo La Porta, "il manifesto"
Positìììvooo!
Niccolò Ammaniti, "Tuttolibri"